venerdì 21 marzo 2008

La Ciberiade

Una poesiuola...

Vieni, t'affretta ad un più alto piano,
ove i campi di Venn le ninfe han tante,
e con indice da 1 a n variante,
s'uniscono in modo markoviano.

Vieni; ad esser cono ciascuna retta agogna,
e le matrici ogni vettore sogna.
Della brezza il gradiente tu rimira,
A zone ergodiche ci attira.

Negli spazi hilbertiani o riemanniani
mettan pure qual indice lor piaccia,
i nostri asintoti non sono più lontani
contando finiremo faccia a faccia.

Ti darò ogni indirizzo del mio cuore,
mi dirai le costanti del tuo amore.
Nel sistema di equazioni che tu usi
sotto la stessa graffa sarem chuisi.

Che sapevan Cauchy, Fourier, Eulero
che hanno studiato e n'han menato vanto;
o Christoffel, opppur Boole, invero,
di sì superno, sinusoide incanto ?

Non annullarmi, che resterìa di me ?
Una radice, una mantissa come intero,
un'ascissa, un sol centro, un asse o tre,
l'inverso dei miei versi, a somma zero.

Beate ellissi convergete, o labbra divine !
Il prodotto dei nostri scalari è fatto !
Le Ciberiadi ormai sono vicine,
la mente trema sotto il loro impatto.

Nell'occhio hai già i desiati autovalori,
nel tuo viso si addolciscono i tensori;
saria morto felice il Bernoullì
se avesse visto quest'a^2 cos(2\phi) !

Stanislaw Lem

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